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Dicembre 2020

Senza dubbio il regime di tassazione IRPEF previsto per l’imprenditore individuale è molto oneroso.

Se ad esso sommiamo il trattamento contributivo obbligatorio fra fissi ed eccedenze INPS, è presto chiara la situazione davvero onerosa che molti contribuenti si trovano ad affrontare ad ogni scadenza fiscale.

Con attività che per loro stessa natura sono portate a dichiarare redditi imponibili elevati, fra imposte dirette e contributi, il reddito prodotto viene praticamente ridotto oltre il 50%.

Qualcuno dice in questi casi che il Fisco italiano è un socio di pari grado (50%-50%) nella suddivisione dei guadagni. Ma allora cosa si può fare?

Le attività che non hanno un’incidenza di costi elevata, manodopera quasi nulla in percentuale al fatturato prodotto e quindi redditi generalmente molto alti, si trovano quindi ad affrontare un problema di pianificazione fiscale collegato al tipo di società, scelta giuridica da intraprendere.

Questa problematica emerge spesso nelle nuove attività improntate in maniera non coerente al proprio andamento, o in attività in fase matura con un inaspettato boom di crescita, o ancora in attività non sufficientemente approfondite dall’imprenditore o dai suoi consulenti su questi aspetti.

Si sente spesso parlare del conferimento della ditta individuale nella srl quale soluzione a tutti i mali sopra descritti.

Questa soluzione però, seppure sia una fra quelle potenziali e da valutare, in molti casi non è quella preferibile.

Infatti se la società di capitali per eccellenza è lo strumento principe per frazionare il rischio e porre una netta linea di confine fra la sfera imprenditoriale e quella privata, in termini fiscali non è la soluzione più conveniente, o meglio non lo è nel caso in cui l’imprenditore abbia la necessità di distribuire annualmente dall’azienda gli utili prodotti, come spesso accade in queste piccole realtà individuali.

In questi casi infatti, con una srl, all’imposta sul reddito delle società di capitali, IRES con aliquota al 24%, va sommata l’imposta sostitutiva sulla distruzione dei dividendi ai soci, pari ora al 26%, che di fatto equipara i risultati e quelli dell'impresa individuale.

Con una semplice addizione capiamo che non siamo molto distanti dalla situazione fiscale della ditta individuale, salvo come detto, la società non diventi un veicolo con il quale fare investimenti e non vi sia la necessità di distribuire gli utili.

La soluzione più conveniente fiscalmente, numeri e conti alla mano, si dimostra nella prassi la società in accomandita semplice, un particolare tipo di società di persone che prevede al contempo soci con responsabilità limitata e soci con responsabilità illimitata.

Se ti interessa capire perché, i professionisti dello studio sono a tua completa disposizione.

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